Più ora che in passato, genitori e insegnanti si lamentano che i bambini sono
sempre più distratti e incontrollabili. In molti casi si tratta di una semplicità
vivacità ed esuberanza che vengono positivamente indirizzate in determinate abilità
durante il processo di crescita; in altri casi, l’elevato livello di attività
motoria e la scarsa capacità di concentrazione, fanno pensare che forse quel bambino
sia un po’ troppo infantile e che non riesca a controllarsi come i propri compagni.
Il processo evolutivo, infatti, consente al bambino, durante gli anni della scuola
elementare, di acquisire abilità di autoregolazione del proprio comportamento
che gli consentono di adattarsi al contesto in cui si trova e di esprimere le
proprie potenzialità cognitive. Non sempre, purtroppo, tutto questo si sviluppa
in modo ottimale.
Sono sempre più numerosi, infatti, i bambini che non riescono a prestare attenzione
all’insegnante quando spiega, alla mamma quando dà delle istruzioni; che non riflettono
a sufficienza prima di iniziare un’attività; e che non riescono a stare fermi
quando tutti gli altri lo sono. I bambini di cui noi ci occupiamo presentano livelli eccessivi attività motoria, impulsività (incapacità di riflettere adeguatamente prima di iniziare una qualsiasi attività)
e difficoltà di attenzione (soprattutto difficoltà nel mantenere la concentrazione per un periodo prolungato).
Di fronte a questo quadro complesso e variegato, anche nelle differenti manifestazioni
dei singoli individui, genitori e insegnanti si trovano molto spesso disorientati
per varie ragioni: attendono invano che il bambino si “dia una calmata” con la
crescita; non riescono a capire il motivo per cui manifesti un simile comportamento
(spesso dandosi delle spiegazioni drastiche ed erronee); tentano inutilmente varie
strategie, spesso disorganizzate, sperando di risolvere completamente il problema;
infine ammettono la loro sconfitta e si ritrovano incapaci di gestire la situazione.
I genitori, dal canto loro, alternano momenti di frustrazione, rabbia e depressione:
frustrazione procurata dalla sensazione di impotenza che vivono interagendo con
il proprio figlio; rabbia, perché vorrebbero che il loro figlio non fosse così
“pestifero” e non procurasse tanti problemi; depressione, perché temono per il
futuro del proprio figlio. Gli insegnanti, non sapendo come gestire questi alunni,
a volte perdono la pazienza attribuendo loro la colpa dei risultati insoddisfacenti
di tutta la classe; in altri casi li accusano di qualsiasi marachella che ha luogo
negli ambienti scolastici; inoltre riescono difficilmente a sottolineare le loro
azioni positive.
Tutte queste persone, dai genitori al bambino, dagli insegnanti ai clinici, in
molti casi si trovano disorientati, incapaci di capire e affrontare la situazione
con competenza e disponibilità. Per questo e altri numerosi motivi, abbiamo ritenuto
importante riunire tutte le competenze delle persone coinvolte in questo problema:
psicologi, medici specialisti, docenti e genitori di bambini con ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) ed abbiamo costituito l’Associazione Italiana Disturbi di Attenzione e Iperattività (AIDAI).
Alla sua nascita l’AIDAI è entrata a far parte del novero delle nuove ONLUS (Organizzazione
Non Lucrativa di Utilità Sociale) che promuovono attività culturali e di solidarietà
sociale, senza distribuire alcun utile ai soci che ne fanno parte.
L’idea è partita dal gruppo del Prof. Cesare Cornoldi dell’Università di Padova
(G.M. Marzocchi, P. Tressoldi, D. Lucangeli) e dal Servizio di Neuropsichiatria
dell’ASL di San Donà di Piave (D. Maschietto e C. Vio), i quali hanno proposto
ad alcuni insegnanti della provincia di Padova (S. Poli e A. Molin) e ad alcuni
genitori di bambini con ADHD (di cui per tutela della privacy non riveliamo i
nomi) di diventare soci fondatori dell’AIDAI-ONLUS.
La costituzione di un’associazione di questo tipo non è certo una novità a livello
internazionale: se si guarda in altri Paesi, queste organizzazioni esistono già
da parecchi anni ed hanno conosciuto un’espansione molto rilevante. Inoltre, esiste
un’organizzazione europea (EUNETHYDIS), di cui siamo membri, che riunisce i clinici
e ricercatori che si occupano e si interessano di ADHD.
Nel giorno 8 Gennaio 2005, il Consiglio Direttivo, formato da G.M. Marzocchi,
M. Margheriti, G. Perticone, S., Pezzica, C. Scherani, si è riunito a Ferrara
alla presenza congiunta della dott.ssa F. Fini che ha ospitato la riunione, per
convertire l’Associazione AIDAI-ONLUS nella forma di Associazione di Promozione
Sociale e Culturale. Le uniche sedi rimaste ancora ONLUS sono quelle del Lazio
e del Friuli.
Schematizzando, gli scopi perseguiti dall’AIDAI sono i seguenti:
• Distribuire gratuitamente il materiale operativo alle AIDAI Regionali che
si occupano di darlo ai loro soci del comitato scientifico e del comitato scuola;
• Fornire informazioni a genitori, insegnanti e adulti coinvolti nell'ADHD
tramite contatto telefonico (035/223012);
• Organizzare congressi e incontri di informativi e culturali in collaborazione
con istituti pubblici e privati;
• Pubblicare e divulgare materiale informativo sul ADHD (sito internet, libri
e opuscoli);
• Promuovere le pubblicazioni scientifiche tramite la rivista “Disturbi di
attenzione e iperattività”
Dal punto di vista organizzativo, l’AIDAI è suddivisa in due comitati che vivono il problema del ADHD da due punti di vista differenti, ma che devono
necessariamente essere integrati tra di loro:
1. Il COMITATO SCIENTIFICO, formato da: Psicologi, Medici Specialisti, Operatori socio-sanitari addetti
alla riabilitazione, Educatori Professionali;
2. Il COMITATO SCUOLA, formato da Psicopedagogisti, Dirigenti e Operatori Scolastici.
Per quanto riguarda il nuovo assetto, sono state costituite le AIDAI Regionali
che continuano a far capo all’AIDAI Nazionale e che sono tutte tenute a contribuire
annualmente, attraverso una quota di iscrizione, alle spese di gestione della associazione a livello nazionale.