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Criteri diagnostici
La più recente descrizione del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
è contenuta nel DSM-IV (APA, 1994. Vedi tabella 1.1), secondo il quale, per poter
porre diagnosi di DDAI, un bambino deve presentare almeno 6 sintomi per un minimo
di sei mesi e in almeno due contesti; inoltre, è necessario che tali manifestazioni
siano presenti prima dei 7 anni di età e soprattutto che compromettano il rendimento
scolastico e/o sociale.
Se un soggetto presenta esclusivamente 6 dei 9 sintomi di disattenzione, viene
posta diagnosi di DDAI - sottotipo disattento; se presenta esclusivamente 6 dei
9 sintomi di iperattività-impulsività, allora viene posta diagnosi di DDAI - sottotipo
iperattivo-impulsivo; infine se il soggetto presenta entrambe le problematiche,
allora si pone diagnosi di DDAI - sottotipo combinato.
I 18 sintomi presentati nel DSM-IV sono gli stessi contenuti nell’ICD-10 (OMS,
1992), l’unica differenza si ritrova nell’item (f) della categoria iperattività-impulsività
(Parla eccessivamente) che, secondo l’OMS, è una manifestazione di impulsività
e non di iperattività.
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A. Entrambi (1) o (2):
(1) sei (o più) dei seguenti sintomi di Disattenzione che persistano per almeno
6 mesi con un’intensità che provoca disadattamento e che contrasta con il livello
di sviluppo:
Disattenzione
(a) spesso fallisce nel prestare attenzione ai dettagli o compie errori di inattenzione
nei compiti a scuola, nel lavoro o in altre attività;
(b) spesso ha difficoltà nel sostenere l’attenzione nei compiti o in attività
di gioco;
(c) spesso sembra non ascoltare quando gli si parla direttamente;
(d) spesso non segue completamente le istruzioni e incontra difficoltà nel terminare
i compiti di scuola, lavori domestici o mansioni nel lavoro (non dovute a comportamento
oppositivo o a difficoltà di comprensione);
(e) spesso ha difficoltà ad organizzare compiti o attività varie;
(f) spesso evita, prova avversione o è riluttante ad impegnarsi in compiti che
richiedono sforzo mentale sostenuto (es. compiti a casa o a scuola);
(g) spesso perde materiale necessario per compiti o altre attività (es. giocattoli,
compiti
assegnati, matite, libri, ecc.);
(h) spesso è facilmente distratto da stimoli esterni;
(i) spesso è sbadato nelle attività quotidiane.
(2) sei (o più) dei seguenti sintomi di Iperattività-Impulsività che persistono
per almeno 6 mesi ad un grado che sia disadattivo e inappropriato secondo il livello
di sviluppo:
Iperattività
(a) spesso muove le mani o i piedi o si agita nella seggiola;
(b) spesso si alza in classe o in altre situazioni dove ci si aspetta che rimanga
seduto;
(c) spesso corre in giro o si arrampica eccessivamente in situazioni in cui
non
è
appropriato
(in adolescenti e adulti può essere limitato ad una sensazione soggettiva
di
irrequietezza);
(d) spesso ha difficoltà a giocare o ad impegnarsi in attività tranquille in
modo quieto;
(e) è continuamente “in marcia” o agisce come se fosse “spinto da un motorino”;
(f) spesso parla eccessivamente;
Impulsività
(g) spesso “spara” delle risposte prima che venga completata la domanda;
(h) spesso ha difficoltà ad aspettare il proprio turno;
(i) spesso interrompe o si comporta in modo invadente verso gli altri (es. irrompe
nei giochi o nelle conversazioni degli altri).
B. I sintomi iperattivi-impulsivi o di disattenzione che causano le difficoltà
devono essere presenti prima dei 7 anni.
C. I problemi causati dai sintomi devono manifestarsi in almeno due contesti
(es. a scuola [o al lavoro] e a casa).
D. Ci deve essere una chiara evidenza clinica di una significativa menomazione
nel funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.
E. I sintomi non si manifestano esclusivamente nel corso di un Disturbo Generalizzato
dello Sviluppo, Schizofrenia o altri Disturbi Psicotici oppure che non siano meglio
giustificati da altri disturbi mentali (es. Disturbi dell’Umore, Disturbi Ansiosi,
Disturbi Dissociativi o Disturbi di Personalità).
Codice basato sui tipi:
314.01 Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività, Tipo Combinato: se il
criterio A1 e A2 è stato riscontrato negli ultimi 6 mesi.
314.00 Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività, Tipo Disattento: se il
criterio A1 ma non il criterio A2 è stato riscontrato negli ultimi 6 mesi.
314.01 Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività, Tipo Iperattivo-Impulsivo:
se il criterio A2 ma non il Criterio A1 è stato incontrato negli ultimi 6 mesi.
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Tabella 1.1. Sintomi e criteri diagnostici secondo il DSM-IV (APA, 1994).
Sebbene siano stati compiuti notevoli progressi nelle descrizioni nosografiche
del Disturbo, rimangono numerosi dubbi e perplessità sulla validità di tale diagnosi.
In particolare, non è ancora chiaro se il sottotipo disattento sia veramente una
manifestazione del DDAI, o se, invece, rappresenti un disturbo differente, oppure
ancora sia la conseguenza di un disagio psicologico derivante da cause eterogenee.
In secondo luogo, le ricerche non hanno ancora dimostrato se il sottotipo iperattivo-impulsivo
sia separabile dal sottotipo combinato oppure rappresenti una fase precoce di
sviluppo del medesimo disturbo che, in concomitanza con l’ingresso nella scuola
elementare, assume la veste del sottotipo combinato (Barkley, 1997).
Come ripetuto più volte, l’etichetta Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
deriva dalla descrizione diagnostica del DSM-IV pubblicato dall’Associazione degli
Psichiatri Americani (APA, 1994), mentre quella di Sindrome Ipercinetica è descritta
nell’ICD-10, pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 1992).
L’ICD-10 distingue, all’interno della categoria Sindrome Ipercinetica, il Disturbo
dell’Attività e dell’Attenzione e la Sindrome Ipercinetica della Condotta.
Per quanto riguarda il Disturbo dell’Attività e dell’Attenzione, i sintomi sono
gli stessi del DSM-IV. Malgrado questa parziale sovrapposizione, le differenze
tra i due manuali sono rilevanti. In particolare, la diagnosi di Disturbo dell’Attività
e dell’Attenzione - DAA (ICD-10, 1992) viene posta solo se un bambino presenta
almeno sei sintomi di disattenzione, tre di iperattività e uno di impulsività:
in questo modo tale
diagnosi è quasi sovrapponibile a quella di DDAI - sottotipo combinato descritta
nel DSM-IV (APA, 1994). Da questa differenza ne consegue che l’incidenza del DAA
e del DDAI sono radicalmente diverse: tra l’1% e il 2% il primo e tra il 3% e
il 5% il secondo (Leung, 1996; Barkley, 1998).
Inoltre secondo il DSM-IV i sintomi devono essere presenti prima dei 7 anni di
età, mentre secondo l’ICD-10 prima dei 6. Entrambi i manuali richiedono che il
Disturbo sia pervasivo, cioè che si manifesti in almeno due contesti (ad esempio
a casa o a scuola), e che comprometta in maniera significativa il funzionamento
sociale e scolastico (o lavorativo).
La diagnosi di Sindrome Ipercinetica della Condotta dell’ICD-10 descrive quei
casi che, oltre a presentare i sintomi del Disturbo dell’Attività e dell’Attenzione,
manifestano anche comportamenti aggressivi e/o oppositivi/provocatori.
Queste differenze nei criteri diagnostici dei due manuali spiega la diversità
nella frequenza di diagnosi dei disturbi da disattenzione/iperattività presente
tra Nord-America e Europa: i primi infatti prediligono il sistema dell’APA i secondi
quelli dell’OMS.
L’Italia non gode di una tradizione nell’uso di manuali nosografici (se non in
quest’ultimo decennio), pertanto ci troviamo nella condizione di poter tenere
conto di entrambe le descrizioni diagnostiche. Quella più omogenea, che probabilmente
descrive un vero e proprio disturbo, è quella dell’ICD-10, sebbene sia opportuno
tenere presente che esistono circa il 3% di bambini che presentano problematiche
attentive, associate o meno a disturbi di apprendimento, di ansia o dell’umore
che non trovano alcuna collocazione all’interno del manuale ICD-10 (OMS, 1992).
Da ciò deriva il fatto che per essi non vengono attivate le necessarie procedure
riabilitative di tipo cognitivo. Ci sembra opportuno sottolineare la necessità
di tenere in considerazione la presenza di questi bambini che necessitano di un
aiuto, tanto quanto quelli con iperattività/impulsività. |